Gli Yazidi sono una minoranza curda. Seguaci di una religione chiamata appunto Yazidismo, la maggior parte di loro vive nell’Iraq settentrionale, soprattutto nella citta di Sinjar e nei pressi del monte omonimo, a poche decine di chilometri dal confine con la Siria.
Nel 2014 l’ISIS travolge letteralmente l’Iraq settentrionale. I Peshmerga del presidente dell’area autonoma curda in Iraq, Barzani, si ritirano senza pensarci troppo. L’esercito iracheno è in rotta e Daesh cattura senza quasi combattere la città di Mosul, terza città più popolosa di tutto l’Iraq, nel giugno del 2014. Il monte Sinjar non è lontano. Per l’ISIS gli yazidi sono adoratori del demonio e hanno solo due opzioni: convertirsi all’Islam o farsi sterminare. Per farci un’idea della mattanza subita dagli yazidi nell’agosto del 2014, pensiamo che essi erano presenti nella regione in un numero di circa mezzo milione. Quando arrivarono a Sinjar e sul monte Sinjar, i miliziani di Daesh iniziarono un massacro indiscriminato. Gli uomini vennero uccisi a migliaia. Si continuano a trovare ancora oggi delle fosse comuni ma il numero di morti pare si aggiri intorno ai 5 000: uno su cento, in pratica. Circa 10 000 furono invece coloro che vennero ridotti in schiavitù e venduti a Mosul - soprattutto donne e bambini. Circondati sul monte Sinjar, vittime e prigionieri sarebbero potuti essere molti di più se non fossero intervenute le milizie democratiche del Rojava, le YPG e le YPJ, che riuscirono ad aprire un corridoio tra il Sinjar e il confine siriano e ad evacuare decine di migliaia di civili. In Siria molti yezidi vennero addestrati dalle forze siriane democratiche e presero parte all’offensiva che, nell’autunno del 2015, riconquistò la provincia di Sinjar.
Cronache Ribelli