MATTARELLA, SCARAMANTOLOGIA, DISTOPIA CRONICA E SUBLIMINALITA' DEL RIPOSIZIONAMENTO
Tutti conoscono la mia personale devozione per il nostro Presidente della Repubblica presso il quale nutro un affetto filiale (mi verrebbe di chiamarlo babbo) ma tutti sanno anche che il suo eloquio e i suoi contenuti mi deprimono.
Ovviamente, non ho sentito (come mai ho fatto) il sermone quirinalizio di fine anno, ma a proposito di quel che ho potuto apprendere o mi è stato riferito ho necessità di proporre qualche riflessione in ordine alle presidenziali considerazioni relative agli extracomunitari presenti in Italia che il nostro amato Presidente considera boldrinianamente come risorse e nuovi cittadini esemplari.
Non v'è dubbio che molti stranieri in Italia svolgano vita personale e lavorativa esemplare e meritevole, ma ve ne sono altri che andrebbero immediatamente espulsi dal territorio nazionale a tutela dell'ordine pubblico e dei cittadini italiani.
L'aspetto scaramantico è che quando il nostro amato Presidente elogia gli extracomunitari succedono cose orribili (l'ultima vede il benemerito intervento del M.llo CC Luciano Masini di Verrucchio - Rimini - intervenuto a tutela della vita dei cittadini prima ancora che dei Carabinieri stessi, ed al quale va ogni mia lode e ringraziamento).
Dunque, il nostro amato Presidente farebbe bene, per le dette esigenze scaramantiche a non parlare più degli stranieri presenti in Italia anche perché come Capo dello Stato avrebbe il dovere di "dirla tutta", come si usa dire, e cioè parlare anche dei continui ed efferati crimini commessi da stranieri in Italia: la stazione ferroviaria di Milano deve essere elevata a Tempio di tali gesta.
Il nostro amato Presidente della Repubblica si è spinto a definire gli stranieri da lui lodati (che abbiano già acquisito o meno la cittadinanza italiana) come "patrioti".
A questo punto il discorso, al di là della sua evidenza distopica della quale già si è detto, evidenzia l'uso strumentale e consapevolmente distorto della aggettivazione "patrioti".
Caro Capo dello Stato, anche se lei non è certamente un punto obbligato di riferimento culturale, dovrebbe comunque ben sapere che il "Patriota" non è solamente colui che, come da lei sottolineato, si comporta bene (e secondo le di lei personali percezioni) ma è colui che per l'interesse superiore della Patria mette a rischio la sua vita fino al sacrificio estremo. Quindi, amatissimo Presidente, lei ha usato impropriamente una aggettivazione che non ha né testa e né coda.
Poi vi è l'altro e ultimo aspetto a mio avviso più importante che riflette i cambiamenti nella società italiana e i cambiamenti nel contesto internazionale (penso a Trump, a Orban, a Fico, a Putin, a Macron ormai in caduta libera , al passaggio dal globalismo funzionale ai criminali interessi USA, al multilateralismo), che fa pensare ad un tentativo di riposizionamento politico interno e internazionale del nostro amatissimo Capo dello Stato il quale forse si è dovuto rendere conto che l'idea di Patria non la si può restringere nell'ambito letterario di De Amicis, Manzoni, Carducci, D'Annunzio e tanti altri ancora, ma è una esigenza innata, permanente e innegabile.
Come forse si è dovuto rendere conto finalmente che la "sovranità" non è merce in vendita al mercato di Place Sablòn di Bruxelles (famoso mercato dell'antiquariato), ma è ciò che difendono i veri "Patrioti".
Allora, caro e amato Presidente della Repubblica, faccia pace con le sue idee, faccia pace con sé stesso oppure eviti di parlare come forse le è più congeniale.
Augusto Sinagra